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Visit of Pope to Israel     Italiano     IL POPOLO - Comunità di minoranza

IL POPOLO - Comunità di minoranza

1 Apr 2008

 

Città Vecchia di Gerusalemme: Via Dolorosa (Via della Croce) e lo Shuk (mercato) nel quartiere musulmano (Foto: Ministero del Turismo)
  
Città Vecchia di Gerusalemme: Via Dolorosa (Via della Croce) e lo Shuk (mercato) nel quartiere musulmano (Foto: Ministero del Turismo)
  
Città Vecchia di Gerusalemme: Via Dolorosa (Via della Croce) e lo Shuk (mercato) nel quartiere musulmano (Foto: Ministero del Turismo)
Città Vecchia di Gerusalemme: Via Dolorosa (Via della Croce) e lo Shuk (mercato) nel quartiere musulmano (Foto: Ministero del Turismo)
Beduini nel Deserto dell'Aravà (Foto: Ministero del Turismo)
Beduini nel Deserto dell'Aravà (Foto: Ministero del Turismo)
(Foto: Ministero del Turismo)
(Foto: Ministero del Turismo)


Circa 1.700.000 persone, che costituiscono circa il 24 per cento della popolazione d’Israele, sono non Ebrei. Sebbene vengano definiti collettivamente come cittadini arabi d’Israele, essi comprendono un certo numero di differenti gruppi, prevalentemente di lingua araba, ciascuno con caratteristiche distinte.

 

Gli Arabi musulmani, che sono circa un milione, la maggior parte dei quali Sunniti, risiedono principalmente in piccole città e villaggi; oltre la metà di questi sono situati al nord del paese.

Gli Arabi beduini, anch'essi Musulmani (secondo alcune stime sarebbero circa 170.000), appartengono a circa 30 tribù, la cui maggioranza è sparsa su una vasta area al sud. Una volta pastori nomadi, i Beduini si trovano oggi in una fase di transizione da un contesto sociale tribale a una società stabilmente insediata e stanno gradualmente inserendosi nella forza lavorativa d’Israele.

Gli Arabi cristiani, circa 117.000 persone, vivono principalmente in aree urbane, fra cui Nazareth, Shfar’am e Haifa. Sebbene vi siano fra essi rappresentanti di molte denominazioni, la maggioranza è affiliata alle Chiese Greca Cattolica, Greca Ortodossa e Cattolica Romana.

Anziani Drusi nel villaggio della Galilea Beit Jann (Foto: Ministero del Turismo)
Anziani Drusi nel villaggio della Galilea Beit Jann (Foto: Ministero del Turismo)


I Drusi, circa 117.000 e di lingua araba, vivono in 22 villaggi al nord d’Israele e costituiscono una comunità culturale, sociale e religiosa separata. Mentre la religione drusa non è accessibile agli estranei, un aspetto conosciuto della sua filosofia è il concetto di taqiya, che chiama alla completa fedeltà dei suoi aderenti al governo del paese nel quale essi risiedono.

I Circassi, circa 3.000 persone concentrate in due villaggi al nord, sono musulmani sunniti, sebbene essi non condividano né l’origine araba né il retroterra culturale della comunità islamica più ampia. Pur mantenendo un’identità etnica distinta, essi partecipano agli affari economici e nazionali d’Israele senza assimilarsi né alla società ebraica né alla comunità musulmana nel suo insieme.

Un Centro Comunitario Arabo (Per gentile concessione della Jerusalem Foundation / M. Lauber)
Un Centro Comunitario Arabo (Per gentile concessione della Jerusalem Foundation / M. Lauber)

La Vita della Comunità Araba

I flussi di migrazioni arabe dentro e fuori il paese sono avvenuti come reazione alle condizioni economiche del momento. Nel tardo diciannovesimo secolo, quando l’immigrazione ebraica aveva stimolato la crescita economica, molti arabi furono attirati nell’area dalle opportunità d’impiego, dagli stipendi più alti e da migliori condizioni di vita.

La maggior parte della popolazione degli Arabi d’Israele vive in  cittadine e villaggi auto-controllati in Galilea, fra questi anche la città di Nazaret, nella regione centrale fra Hadera e Petah Tikva, nel Neghev e in centri urbani misti come Gerusalemme, Acri, Haifa, Lod, Ramla e Giaffa.

La comunità araba d’Israele fa per lo più parte del settore operaio, in una società di livello sociale medio, un gruppo politicamente periferico in uno stato altamente centralizzato e una minoranza di lingua araba accanto a una maggioranza di lingua ebraica. Essenzialmente non assimilata, la distinta identità della comunità è facilitata dall'uso della lingua araba - che è la seconda lingua ufficiale d’Israele; da un sistema scolastico arabo-druso separato; da mezzi di comunicazione, letteratura e teatro arabi; e dal mantenimento di tribunali denominazionali arabi, drusi e cristiani indipendenti che emettono sentenze in cause legate allo stato personale.

Mentre tradizioni del passato sono ancora parte della vita quotidiana, un graduale indebolimento dell’autorità tribale e patriarcale, gli effetti dell’istruzione obbligatoria e la partecipazione al processo democratico d’Israele, stanno rapidamente influenzando le vedute e gli stili di vita tradizionali. Nello stesso tempo, la condizione delle donne arabe israeliane è stata significativamente liberalizzata dalla legislazione che stabilisce eguali diritti per le donne e proibisce la poligamia e il matrimonio fra bambini.

Il coinvolgimento politico del settore arabo si manifesta nelle elezioni nazionali e municipali. I cittadini arabi gestiscono gli affari politici e amministrativi delle proprie municipalità e curano gli interessi arabi tramite i rappresentanti da loro eletti alla Knesset (parlamento d’Israele), i quali operano nell’arena politica per promuovere la condizione dei gruppi minoritari e perché questi ricevano la loro parte di benefici della nazione.
Sin dalla fondazione d’Israele (1948), i cittadini arabi sono stati esentati dal servizio obbligatorio nelle Forze di Difesa d’Israele (IDF) tenendo conto tanto delle loro affiliazioni familiari, religiose e culturali con il mondo arabo (che ha sottoposto Israele a frequenti attacchi), quanto dell’eventualità di potersi trovare di fronte al dilemma della doppia fedeltà. Al tempo stesso, viene incoraggiato il servizio militare volontario ed alcuni optano ogni anno per questa possibilità. Dal 1957, su richiesta dei capi della loro comunità, il servizio IDF è ingiuntivo per gli uomini drusi e circassi, mentre il numero di beduini che abbracciano la carriera militare aumenta è in costante aumento.

Nell'asilo d'infanzia arabo-ebraico, l'YMCA di Gerusalemme (Per gentile concessione della Jerusalem Foundation / S. Sabella)
Nell'asilo d'infanzia arabo-ebraico, l'YMCA di Gerusalemme (Per gentile concessione della Jerusalem Foundation / S. Sabella)

Dinamiche Arabo-Ebraiche

I cittadini arabi d’Israele, che costituiscono più di un settimo della popolazione del paese, vivono la loro esistenza ai margini dei due mondi in conflitto, quello degli Ebrei e dei Palestinesi. Tuttavia, pur rimanendo un segmento del popolo arabo in quanto a cultura e identità e pur discutendo l’identificazione d’Israele quale stato ebraico, essi vedono il loro futuro legato ad Israele. Con il tempo, essi hanno adottato l’ebraico come seconda lingua e la cultura israeliana come uno strato ulteriore nella propria vita. Allo stesso tempo, essi lottano per ottenere un livello più alto di partecipazione alla vita nazionale, una maggiore integrazione nell’economia e maggiori mezzi per le proprie cittadine e i propri villaggi.

Lo sviluppo delle interrelazioni tra Arabi ed Ebrei d’Israele è stato ostacolato dalle differenze profondamente radicate nella religione, nei valori e nelle convinzioni politiche. Tuttavia, pur coesistendo come due comunità  isolate una dall'altra, nel corso degli anni essi sono arrivati ad accettarsi l’un l’altro, riconoscendo l’unicità e le aspirazioni di ciascuna comunità.

Pluralismo e separazione: essendo una società multi-etnica, multi-culturale, multi-religiosa e multi-linguistica, Israele ha un alto livello di modelli di separazione informale. Sebbene i gruppi non siano separati da alcuna politica ufficiale, alcuni differenti settori all’interno della società sono in una qualche forma segregati e mantengono una loro forte identità culturale, religiosa, ideologica e/o etnica.

Comunque, nonostante vi sia un livello abbastanza alto di spaccatura sociale, alcune disparità economiche e una vita politica spesso surriscaldata, la società è relativamente equilibrata e stabile. Il basso livello di conflitto sociale tra i differenti gruppi, a dispetto di un potenziale intrinseco di irrequietezza sociale, può essere attribuito al sistema giudiziario e politico del paese, rappresentanti di una rigida uguaglianza sia in campo legale che civile.

Quindi, Israele non è tanto una società in uno stadio di fusione, ma piuttosto una sorta di mosaico formato da diversi gruppi della popolazione coesistenti nell’ambito di uno stato democratico.







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